Sono nato 40 anni fa'.
Sono nato in un tempo in cui le parole
impegno,
rispetto,
reputazione avevano un loro ben preciso significato, prevedevano una ben determinata etica di comportamento; in un tempo non lontano in cui il contratto era vincolo, in cui il rispetto dei patti era motivo di orgoglio personale e di doveroso rispetto dell'altro.
Sono cresciuto con questi concetti ben radicati in testa, ho indirettamente subito le fregature che via via nel tempo hanno colpito i miei genitori e parenti. Vivo oggi in un mondo che fotte me al posto dei miei genitori, in una società che ha prima imparato a pararsi il culo e poi a dimenticare, fino ad assuefarsi totalmente alla normale anormalità.
Non so quanti Italiani moderni siano in grado oggi di stringere una mano, suggellare così un contratto e portarlo a termine con la
diligenza del buon padre di famiglia. Dovrebbe essere tanto facile oggi quanto lo era ieri, ma di fatto non è così, perché abbiamo imparato a dimenticare concetti come
impegno,
rispetto,
reputazione.
Atteggiamento provinciale il mio? Forse nostalgico? Sono convinto di no, ma chiunque pensi il contrario è nel pieno dei suoi diritti.
La stretta di mano è il contratto perfetto. Non puoi impugnarla con dei cavilli, non puoi far valere le clausole scritte in piccolo, non puoi cavartela pagando gli avvocati. Peccato che oggi non ci ricordiamo più il significato della parola rispetto.
Io credo in una società circolare, in cui tutto passa e tutto torna, ineluttabilmente, inevitabilmente. Credo che la stretta di mano tornerà ad esigere quanto gli spetta di diritto, a pretendere il suo spazio a fianco degli uomini onesti.
E' necessario oltre che inevitabile.