| Microsoft e gli standard... di fatto |
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| lunedì 02 aprile 2007 | |
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Ogni software che crea, manipola, elabora file di vario genere ha un formato di salvataggio "proprietario": Word salva in formato doc, Excel in xls, Photoshop in psd, ecc. Un diritto sacrosanto.
Dall'alto del suo strapotere e grazie agli standard di fatto, zio Bill pilota il mercato e incanala i consumatori, volenti o nolenti, verso i suoi prodotti. Solo, soltanto e sempre verso i Suoi prodotti.Molti software offrono anche formati di salvataggio diversi, prendendo ad esempio Photoshop abbiamo la possibilità di salvare i file in tanti altri formati comprensibili anche da altri software di manipolazione delle immagini. Questo è intelligente e ne migliora l'accessibilità. Questa premessa per affrontare dal mio punto di vista l'argomento degli "standard di fatto" e cioè di quei formati di salvataggio che grazie alla loro enorme diffusione, pur essendo proprietari, sono di fatto universalmente percepiti come formati standard. ![]() La diffusione dei formati proprietari Microsoft si è talmente imposta da aver praticamente obbligato la concorrenza a "piegare" i loro programmi per riconoscere, gestire, salvare i file anche in formato Office. Direte voi, ma questo non è certo un crimine, questo è business, è libero mercato. Non sono d'accordo. Innanzi tutto, che sia mercato è indubbio, che lo si possa però chiamare libero mercato invece sì che è dubbio. E' libero quel mercato che mette tutti i competitori sullo stesso piano, che li fa gareggiare ad armi pari; un mercato nel quale si consente ad un formato proprietario di divenire uno standard di fatto non consente di mettere tutte le parti in campo sullo stesso piano. L'evidenza di questo è sotto gli occhi di tutti. A mio parere la suite per ufficio Microsoft Office ha acquisito nell'arco degli anni e nelle sue diverse evoluzioni sempre maggiori fette di mercato grazie a due fattori fondamentali: 1. l'indubbia usabilità di tale software, la sua potenza e ricchezza di strumenti (tanto di cappello), 2. la facilità di divulgazione in copie illegali e piratate. Il vecchio detto "non tutti i mali vengono per nuocere" calza a pennello: se da un lato la diffusione di Office in copie pirata si configura come un danno economico immediato e palese per l'azienda che lo ha realizzato e che vuole ottenerne giustamente un profitto, dall'altro Microsoft ne ha un ritorno di immagine enorme, ne diffonde l'uso trasformandolo col tempo nella suite per ufficio principe e lasciando che i formati proprietari, acclamati a furor di popolo, diventino formati standard di fatto. Tutto questo nel pieno rispetto della legalità; sono infatti gli utenti i responsabili della divulgazione pirata, non certo Microsoft. Premesso che è impossibile impedire che un software venga piratato (questo è un fatto, non un'opinione), viene da chiedersi quanto e come si è adoperata Microsoft per impedirlo? Ha fatto tutto ciò che era in suo potere? Ha fatto quel tanto che bastava ma nulla di più? Magari ad un certo punto si è seduta a guardare e ad aspettare la fuimana? Non ho una risposta, ho una mia opinione ma non una risposta. In un tale mercato, dove i file doc e xls dominano incontrastati sui desktop di tutto il mondo, come avrebbe potuto solo pensare di potersi diffondere una suite per ufficio ottima e gratuita come OpenOffice, senza offrire il supporto a tali file? Sarebbe stato preferibile il suicidio. La cosa grottesca è che, nonostante la gratuità e la perfetta compatibilità con i formati proprietari Microsoft, OpenOffice è considerata un prodotto di seconda categoria ed è letteralmente rifiutata dalla maggior parte degli utenti fruitori di Office. Non è una questione di ignoranza dell'utente, è una questione di assuefazione, come il drogato di lungo corso che non riesce a volere altro se non la dose abituale che gli consente di tirare avanti col minimo sforzo. Non importa quanto costa. Installo abitualmente OpenOffice nei computer che assemblo quotidianamente e predispongo il salvataggio dei file automaticamente nei formati Microsoft (come potrei non farlo); ciò nonostante è frequentissima la richiesta di installazione di Microsoft Office al posto di OpenOffice. Richiesta che esaudisco nel caso i clienti siano disposti ad acquistare la licenza d'uso (son soldoni, non noccioline!), che nego nel caso mi si richieda una installazione "allegra" e sotto banco spiegando ai clienti che non c'è alcun bisogno di piratare Office in quanto hanno a disposizione OpenOffice gratuitamente. Dovreste vedere le loro espressioni facciali! A tal proposito mi vengono in mente le parole di una canzone di Ron: "...e non abbiam bisogno di parole..." {mos_sb_discuss:5}
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Commenti
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scritto da Elisa , 05 aprile 2007
davvero bello e interessante. Openoffice ho imparato a usarlo quando mi è stato installato kubuntu sul mio pc. All'inizio mi rompeva usarlo perchè nella distribuzione con kubuntu non c'era il font verdana poi, grazie al "grande maestro" ho potuto scaricare gli stessi font di windzoz e ho detto addio definitivamente a office. Tra parentesi ha un sacco di funzioni che office non ha come quella di poter fare i documenti in pdf con un click (ma è solo una)
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scritto da Elisa , 05 aprile 2007
ma guarda non saprei. Ultimamente sento un sacco di gente che usa openoffice al posto di office. Secondo me è tutta questione di provarlo oltretutto quando lo installi in winzoz ti chiede se deve salvare i documenti in formato doc quindi una volta salvata quella configurazione l'uso e come quello di office solo molto più piacevole. Poi su Kubuntu ho una interfaccia molto gradevole (non ho capito perchè nella versione per winzoz è diversa). Poi dimenticavo una cosa che magari non frega a nessuno ma che per me era importante. Quando aggiornavo il sito di IND con office non mi faceva fare il copia incolla e dovevo sempre salvare sul block notes (non so perchè
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. Da quando uso openoffice questo problema non ce l'ho più. Butta via report abuse
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:-)